Oramai si sente ovunque parlare di cibo, dalla televisione ai giornali, alla gente sui mezzi pubblici, ognuno esperto e pronto a dar consigli o a criticare abbinamenti alimentari o specifici alimenti.
E' curioso osservare che questo tipo di discussioni sono spesso condite da termini o modi di dice che spesso hanno perso il loro senso originale o sono estratti dal loro contesto.
Spesso si sente attribuire a determinati alimenti l'appartenenza, se non esclusiva, a determinate categorie (carboidrati, proteine, grassi, ecc) come se l'alimento nella sua interezza fosse composto da un unico e puro "mattoncino fondamentale".
Nonostante non son mai stato bravo in chimica alle superiori, ma posso dire con sicurezza che queste sostanze organiche sono presenti, in quantità differenti, in praticamente tutti gli alimenti.
E noi come facciamo a sapere cosa contiene un cibo?
Uno dei modi più rapidi è guardare l'etichetta, se parliamo di cibi confezionati, dove ci sono sempre delle semplici tabelle che fanno al caso nostro, ma cosa ci dicono?
Il valore energetico (Kcal), le proteine, i carboidrati ed i grassi contenuti nella confezione in base al peso.
Sempre per gli alimenti confezionati, forse più chiare, ci sono le indicazioni degli ingredienti, che molte volte per prigrizia non leggiamo neanche.
Queste indicazioni, oltre ad essere obbligatorie per legge, sono un'arma a doppio taglio.
Iniziamo a preoccuparci quando leggiamo gli ingredienti e troviamo un elengo di nomi presi in prestito dal chimica, piuttosto che nomi di alimenti e come facciamo a capire cosa mangiamo in realtà?!
Seppure è un concetto banale è importante ricordare che per una buona salute è fondamentale una alimentazione sana e naturale; certo non è l'unico fattore, ma sicuramente è uno dei principali.
Tra pubblicità ingannevoli, mille trasmissioni televisive tra l'informativo ed il pubblicitario, la perenne mancanza di tempo da dedicarce alla nostra alimentazione si sta "decostruendo" il piacere del cibo. L'azione di nutrirci è di media compiuta tre volte nell'arco della giornata, azione che punta alla soddisfazione di un fabbisogno non soltanto meccanico del nostro corpo.
Oltre ad un fabbisogno è anche un piacere che va soddisfatto, dove l'aspetto psicologico gioca la sua parte.
Quello che mi ha colpito maggiormente quando si parla di cibo è il livello di sicurezza psicologica che certi cibi danno e quanto ci si possa sentire "affezionati" a certi usi alimentari e con quanta foga e spinta emotiva si possa reagire ad un attacco portato al cibo preferito.
Tali reazioni sono collegate a quel piacere del cibo accennato precedentemente, che non è solo meccanico/corporeo ma è anche psicologico/mentale.
La nostra cultura ci ha abituato a tener ben separati gli aspetti della sfera corporea da quelli della sfera emozionale e psicologica, fino all'estrama considerazione del corpo come un agglomerato di parti, organi tra loro scissi, quasi senza relazione e ben scollegati dagli aspetti emozionali e psicologici.
Però senza scomodare teorie a noi lontane basta ricordare alcuni modi di dire dei nostri nonni e scopriamo che queste sfere non sono poi tanto distanti: "
quello ceh mi hai detto proprio no l'ho digerito" o "
quel discorso mi è rimasto sul gozzo, proprio no l'ho mandato giù"
Dato che il dubbio e la ricerca sono delle ottimo molle per il miglioramento spero di avervi stimolato nell'animo o nello stomaco, nella speranza di stimolare la vostra curiosità.
